LA TERRA DEI QUATTRO FIUMI

 
 

Giulio Ciampoltrini - Marcello Cosci - Consuelo Spataro


La Terra dei Quattro Fiumi.

Paesaggi fluviali d’età etrusca e romana nel Valdarno Inferiore (parte I)


La straordinaria disponibilità di vedute satellitari, fornite in competizione da vari siti internet, non ha logorato il fascino delle immagini che permettono di cogliere i paesaggi nella ricchezza dei colori ‘naturali’ e in una progressione capace di far penetrare, con pochi comandi, dall’ambito continentale sino a quello una volta ristretto alle carte topografiche o corografiche.

È proprio questa veloce trasformazione della scala di lettura che esalta il ruolo nodale, ‘strategico’, di alcune aree.

Entrando in una delle molte vedute satellitari della Toscana settentrionale che la NASA ha messo a disposizione sul sito eol.jsc.nasa.gov, The Gateway to Astronaut Photography of Earth, risalta subito il crocevia formato, fra Pontedera e Bientina, dai distretti pianeggianti distinti da rilievi più o meno accentuati: il Valdarno Inferiore, che si restringe nel punto in cui il dolce rilievo delle Cerbaie da nord e i rilievi pliocenici da sud quasi giungono al fiume, per dilatarsi poi verso il mare; la Valdera, a sud; a nord, il corridoio fra il Monte Pisano e le Cerbaie, in cui i canali della bonifica della seconda metà dell’Ottocento hanno ereditato il ruolo che fu del ramo di sinistra dell’Auser che raggiungeva l’Arno a Bientina. Giacché poco prima della strettoia fra Cerbaie e colline della Valdera l’Arno riceve l’affluente di destra che raccoglie, in un corso oggi canalizzato, le acque della Nievole e delle due Pescie (di Pescia e di Collodi), e del bacino, quasi parallelo a quello dell’Auser, chiuso dalle Cerbaie stesse e dal Montalbano (l’Usciana, erede dell’altomedievale Arme), il tratto di Valdarno Inferiore che va dall’altezza di Santa Croce sull’Arno a Cascina, verso settentrione raggiunge la Piana di Lucca in senso stretto, a sud comprende la Bassa Valdera, potrebbe essere definito ‘La Terra dei Quattro Fiumi’, anche per sottolineare il ruolo svolto nella sua storia da Arno, Auser, Era, Arme/Usciana, nella sua storia.

Se questo è acclarato per l’età medievale, moderna, contemporanea, in cui la massa dei dati documentari consente di cogliere fin nei particolari non solo il rapporto fra fiumi e insediamenti, ma anche la dinamica ambientale che ha nelle variazioni idrografiche – siano esito di eventi naturali o di intervento antropico – una delle più immediate manifestazioni, per l’età antica la ricostruzione dei paesaggi è propedeutica ad un’affidabile valutazione del ruolo del corso d’acqua nella genesi e nelle metamorfosi dell’insediamento umano.

in ricordo di Marcello ...

L’indagine sulle fotografie aeree – e poi su quelle satellitari – si sta dimostrando fondamentale per questo aspetto della ricerca sul paesaggio antico, e in particolare su quello d’età etrusca e romana, per la possibilità di ricostruire alvei fluviali sepolti, con l’analisi comparata di sequenze di immagini scattate in momenti climatici diversi, da diverse quote, e sottoposte a trattamento informatico, per esaltazione dei contrasti e sostituzioni cromatiche.

Il mosaico di immagini aeree del tratto di Valdarno che da Santa Croce sull’Arno giunge sino alle Fornacette è esemplare di questa metodica di ricerca: il corso dell’Arno, oggi formato soprattutto da tratti rettilinei, con curve poco sensibili, e meandri conservati quasi solo fra Pontedera e La Rotta, si rivela immediatamente esito di un processo di regimazione delle acque che ha determinato la scomparsa di gran parte dei meandri (in rosso, nell’immagine) in cui inevitabilmente rallentano il corso i fiumi che solcano pianure con basso gradiente altimetrico.

La documentazione storica conferma l’attendibilità della ricostruzione, con le rettifiche rinascimentali che hanno lasciato traccia nei toponimi Arno Vecchio nella pianura fra Santa Maria a Monte e Montecalvoli, e a Calcinaia, per l’impresa della rettifica del corso dell’Arno che, negli anni di Cosimo I, cancellò le anse con cui l’Arno giungeva sino a Bientina e a Vicopisano. Anche il tracciato della via dell’Iserone, poco a valle di Castelfranco di Sotto, è un convincente indizio della vitalità ancora nel Medioevo dell’ansa con cui l’Arno si spingeva sin quasi al dosso dell’Arme/Usciana, catalizzando la rete di ville che nel 1252-1253 sarebbero scomparse per generare le due ‘terre nuove’ del Valdarno lucchese (Castelfranco e Santa Croce).


http://www.segnidellauser.it/terradeiquattrofiumi/LA_TERRA_DEI_QUATTRO_FIUMI.html

http://www.segnidellauser.it/terradeiquattrofiumi/GLI_ETRUSCHI_NELLA_PIANA_TRA_ARNO_E_ERA.html

http://www.segnidellauser.it/terradeiquattrofiumi/FRA_ARNo,_ARME,_AUSER.html

http://www.segnidellauser.it/terradeiquattrofiumi/MONTE_CASTELLARE_DI_SAN_GIOVANNI_ALLA_VENA.html

http://www.segnidellauser.it/terradeiquattrofiumi/VEDUTA_DEL_CASTELLARE.html