LA TERRA DEI QUATTRO FIUMI

 
 

Giulio Ciampoltrini - Marcello Cosci - Consuelo Spataro


La Terra dei Quattro Fiumi.

Paesaggi fluviali d’età etrusca e romana nel Valdarno Inferiore (parte II)


L’affidabilità del metodo assicurata dal dato storico-documentario nei casi – come quelli appena visti – del Valdarno Inferiore, permette di apprezzare la coerenza fra il paleoalveo riconosciuto nelle immagini aeree e satellitari della pianura fra Ponsacco, Pontedera, Cascina, e il sistema di insediamenti d’età etrusca che indagini di superficie e di scavo sta proponendo per questo lembo del territorio di Pisa, tra VII e V secolo a.C.

Il corso di questo fiume si dirama dall’Arno all’altezza di Pontedera, descrivendo un grande meandro nella pianura, che oggi è tagliata dallo Scolmatore dell’Arno, per piegare verso la contrada delle Melorie e biforcarsi, dopo un secondo meandro, in due rami. Quello di destra punta verso l’Arno, in direzione nord-ovest; quello di sinistra volge verso sud-ovest, andando quasi ad attestarsi al piede dei terrazzi fluviali, che orlano le colline di Lari.

Le attività di recupero condotte nel 1984 durante i lavori di ampliamento dello Scolmatore dell’Arno, la ricognizione della piana pontederese svolta dal gruppo di lavoro coordinato da Marinella Pasquinucci, infine le ricerche di Stefano Bruni e di Daniela Pagni, hanno permesso di individuare ormai almeno una decina di insediamenti (cerchietti in bianco), che ricompongono un vero e proprio sistema, nato al volgere fra VII e VI secolo a.C., ed esauritosi sullo scorcio finale del V secolo.

La loro dinamica, indiziata dai recuperi di superficie, ha trovato alle Melorie il conforto del dato di scavo, che ha distinto tre fasi di frequentazione dell’area: un primo complesso affidato ad una struttura ellissoidale, interamente lignea, fondata al volgere fra VII e VI secolo a.C. (Fase I); un edificio a pianta rettangolare, allungata, provvisto di un portico, costruito su uno zoccolo di tegole fratte (Fase II), costruito sullo scorcio finale del VI secolo a.C.; una struttura più complessa (Fase III), che si esaurisce nella seconda metà del V secolo a.C.

L’apparente caoticità della distribuzione degli insediamenti etruschi del VI-V secolo a.C. nella piana tra Ponsacco e Pontedera avrebbe potuto essere attribuita ai condizionamenti imposti alla ricerca di superficie dallo sviluppo edilizio. Questa, tuttavia, si ridimensiona se si sovrappone la carta di distribuzione al paleoalveo leggibile nella fotografia aerea. Gran parte degli insediamenti, infatti, si dispone sui dossi di questo corso d’acqua e, in particolare, il sito delle Melorie, con la sua collocazione nel punto in cui il fiume descrive la grande ansa, rivela la sua vocazione all’importante ruolo produttivo e mercantile che è avvalorato dai materiali restituiti dalle stratificazioni esplorate.

Le prime e ancora sommarie valutazioni delle poche riprese satellitari sin qui disponibili permettono di ipotizzare un paesaggio ancor più suggestivo per la rete di insediamenti d’età etrusca della Bassa Valdera.

In queste immagini, infatti, è possibile seguire sin quasi al mare il percorso di un paleoalveo, che nel settore orientale della pianura pisana coincide con quello individuato fra Pontedera e Ponsacco dalla fotografia aerea.

Presentando l’insediamento etrusco del V secolo a.C. di Mortaiolo di Collesalvetti, il cui ruolo cultuale è testimoniato anche da un bronzetto di offerente, Stefano Bruni ne ha sottolineato la posizione sulla sponda di un ramo meridionale dell’Arno, ‘antenato’ dell’Arno di Stagno, che doveva solcare la parte meridionale della pianura di Pisa. L’insediamento etrusco del V secolo a.C., messo in luce dai lavori dello Scolmatore a Palmerino di Cascina, non sarebbe dunque isolato nella pianura, ma fungerebbe da cerniera fra il sistema di insediamenti della Bassa Valdera e la rete di abitati nell’area lagunare di Coltano, in cui ricade anche il sito di Mortaiolo. La nascita dell’abitato del Bronzo Finale di Stagno, infine, troverebbe una convincente motivazione proprio nella contiguità a questo ramo dell’Arno.

Nella descrizione del territorio di Pisa Strabone osserva che «[l’Arno] … scende da Arezzo, ricco di acque, non in massa unica, ma diviso in tre rami». Sarebbe suggestivo identificare il paleoalveo in questione con uno dei tre rami – remoto antenato dell’Arnaccio – ma la proposta, tuttavia, pare accettabile solo se si ammette che il geografo non riferiva la situazione contemporanea, d’età augustea, ma riportava notizie desunte da fonti più antiche. Infatti il ramo dell’Arno, che solca la Bassa Valdera, negli anni di Strabone era stato ormai cancellato dall’imponente centuriazione augustea del Valdarno Inferiore, assegnato alla Colonia Iulia Opsequens Pisana e distribuito ai veterani delle guerre triumvirali. Lo dimostra il fatto che il reticolo dei limites, conservato solo per modesti tratti fra Cascina, Ponsacco e Pontedera, ma ben ricomponibile per interpolazione, lo copre e lo seppellisce.

in ricordo di Marcello ...