LA TERRA DEI QUATTRO FIUMI

 
 

Giulio Ciampoltrini - Marcello Cosci - Consuelo Spataro


La Terra dei Quattro Fiumi.

Paesaggi fluviali d’età etrusca e romana nel Valdarno Inferiore (parte III)


Il ruolo di catalizzatore dell’insediamento svolto dai fiumi nella chora pisana fra VII e V secolo a.C. è evidente anche nella piana fra Arno e Arme/Usciana.

Seppure non con la vistosità del territorio fra Pontedera e Ponsacco, una paziente opera di recupero delle sezioni di volta in volta prodotte da opere di bonifica ha consentito di recuperare lungo l’Arme/Usciana una sequenza di insediamenti che ripete le vicende appena descritte.

Nel silenzio dell’immagine aerea o satellitare, è la concreta evidenza delle sezioni esposte nel 1984 da escavazioni profonde nel territorio di Castelfranco di Sotto, a documentare il corso meandriforme dell’Usciana cancellato dalle rettifiche cinquecentesche. Lungo questo si dipanava, con una rete di abitati – posti fra VI e V secolo a.C. dai materiali recuperati nelle sezioni esposte o nella terra di risulta di escavazioni in profondità o dalla rettifica dei fossati  – una vivace attività mercantile che ha ancora la testimonianza più corposa nel ripostiglio di lingotti recuperato nel 1752 nello scavo dell’Antifosso di Usciana, in cui si è ragionevolmente proposto di riconoscere, per le caratteristiche del metallo, «composto di rame con qualche apparenza d’oro», il ‘rame ferroso’ della classe dei lingotti contrassegnata con il ‘ramo secco’, diffusa sui due versanti dell’Appennino, fra Etruria padana e Etruria tirrenica, nel corso del V secolo a.C..

L’Arme/Usciana sembra dunque svolgere un significativo ruolo di via di traffico, e non è fuor di luogo congetturare che il nucleo demico tracciato dagli abitati etruschi del VI-V secolo a.C. individuati nell’area di Pieve a Nievole sia solo una tappa della via che per i crinali appenninici conduceva alla valle del Reno: un percorso da Pisa e dal mare che inizia sui bracci dell’Arno ‘straboniano’, per condurre a Marzabotto e all’Etruria padana che ha in Felsina il polo urbano di riferimento.

Meno vistosa è l’evidenza archeologica d’età arcaica lungo l’Arno, ma i materiali dell’area di Sant’Ippolito di Anniano trovano nell’insediamento d’altura di Casa al Vento di Cerreto Guidi il corrispondente che permette di saldare la chora di Pisa a quella dei centri della conca fiorentina: Artimino, Fiesole, l’anonima città emersa a Prato-Gonfienti.

Anche se i dati del Valdarno Inferiore sono ormai corposi e coerenti, il modello di insediamento perifluviale d’età etrusca trova ancora la sua più coerente attestazione lungo l’Auser/Serchio, che dall’Arno apriva verso il Settentrione e la Pianura Padana un percorso alternativo a quello tracciato dall’Arme verso la Valdinievole e la Valle del Reno. La ricomposizione del sistema di insediamenti nell’Alta Valle del Serchio, intorno al sito della Murella di Castelnuovo di Garfagnana, ha suggerito che l’itinerario transappenninico che da Pisa risaliva il Serchio per i suoi vari rami potesse concludersi nel distretto etrusco dell’Emilia Occidentale, offrendo un’alternativa a quello per la valle del Reno e l’area felsinea.

Se il sito di Romito di Pozzuolo, che vigila dall’alto sull’Ozzeri, offre anche nella Piana di Lucca – con i livelli che ne segnano la frequentazione fra VI e V secolo a.C. – un’affidabile testimonianza del ruolo svolto dal ramo dell’Auser-Serchio che sfociava in Arno all’altezza di Pisa, il braccio di sinistra del fiume, che raggiungeva l’Arno in corrispondenza dell’attuale centro di Bientina certifica il ruolo svolto dal fiume, con l’intima coerenza fra paleoalvei leggibili nella fotografia aerea e insediamenti d’età etrusca.

Una ripresa degli anni Cinquanta, opportunamente trattata restituisce con straordinaria precisione la rete fluviale che percorreva la piana fra Monte Pisano e Cerbaie, con il fiume si divide nel settore nord-orientale della Bonifica in due rami.

Il ramo di destra – convenzionalmente denominato Auser I – procede verso sud, piegando poi in direzione sud-est nel punto che è occupato, almeno dall’VIII secolo a.C. al III d.C. dall’insediamento del Chiarone, mentre il ramo di sinistra (Auser II) forma una complessa curva, attraversando quasi in rettifilo nella contrada del Carrara la piana, per poi descrivere un’ansa verso nord, e piegare infine, quasi in rettilineo, verso sud. È possibile che il corso sia condizionato da un antico relitto di dosso fluviale, nell’area del Colmo dei Bicchi, sul quale si assesterà anche, almeno in parte, la via etrusca che attraversa la depressa area del Botronchio per raggiungere le Cerbaie; le tracce del dosso sono particolarmente percepibili nell’area detta di Ponte Gini, occupata da insediamenti fra V e III secolo a.C.. La depressione del paleoalveo dell’Auser è talmente accentuata che in questo tratto della Bonifica non è raro che l’antico letto del fiume si allaghi, recuperando pienamente il paesaggio antico.

Auser I e Auser II si intrecciano a sud del rilievo dell’Isola, formando dapprima una serie di isole fluviali, per confluire infine a sud dell’area di Fossa 2 nel corso che raggiungeva l’Arno dove oggi sorge Bientina.

A sud dell’Isola l’insediamento etrusco – forse anche per gli aspetti particolarmente favorevoli all’indagine di superficie – è singolarmente denso, e la sua dinamica può essere colta sin nei dettagli: la formazione dei primi insediamenti in età villanoviana (VIII secolo a.C.); la moltiplicazione degli abitati nel corso del VI secolo, esemplarmente colta, nei suoi complessi aspetti, con lo scavo dell’abitato di Fossa 2 della Bonifica; l’apogeo della cultura etrusca d’età classica, che nella congiunta evidenza dell’abitato e della necropoli esplorati negli anni Cinquanta del Novecento fra Podere 54 e Podere 56 della Bonifica integra in maniera risolutiva le informazioni concesse dalla sequenza di insediamenti indagati nella Piana di Lucca, e alla tomba del ritrovamento 1892 lungo il Rio Ralletta. La vocazione mercantile dei fiumi si coniuga con lo sfruttamento agricolo del fertile dosso fluviale, disponibile in appezzamenti di 4-5 ettari per ogni nucleo insediativo.

Come dal fiume nasce, così dalle vicende ambientali che rendono a lungo inabitabile il dosso fluviale muore la ‘civilità rurale’ che per due secoli era vissuta sulle sponde dell’Arno, dell’Arme, dell’Auser. L’indicatore cronologico è coerente nel proporre nei decenni finali del V secolo una crisi generalizzata, che sembra imputabile agli eventi alluvionali che spazzano gli abitati, e, di norma, lasciano solo le sedimentazioni in concavità o depressioni del suolo.

in ricordo di Marcello ...