IL SAN FRANCESCO DI LUCCA:

LO SCAVO

 
 

Lo scavo integrale dell’ala nord-orientale del San Francesco di Lucca (fig. 1), con l’adeguamento dell’edificio comunemente denominato ‘La Stecca’ – dopo la trasformazione ottocentesca in caserma – alle esigenze logistiche dell’IMT, grazie alla disponibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha assicurato l’occasione di correlare dati archeologici, evidenza monumentale e fonti documentarie, delineando l’adeguamento dell’impianto duecentesco alle crescenti esigenze di un’istituzione religiosa il cui progressivo rilievo nella vita cittadina emerge dal fondo documentario edito: i primi passi con la donazione del 1228 e la costruzione della chiesa di Santa Maria Maddalena; il rapido ampliamento che traspare dalla fitta serie di donazioni e acquisizioni di terreni per tutti i decenni centrali del Duecento.

Fra i due estremi – fondazione intorno al 1230; consolidamento nei decenni finali del secolo – lo scavo ha scandito le varie fasi di costruzione e di ampliamento, sino a raggiungere sostanzialmente lo stato attuale, di un vastissimo complesso conventuale.


La costruzione (intorno al 1230): Fase II A-B


In effetti, i dati documentari trovano un risolutivo conforto nell’evidenza archeologica per circoscrivere in un ristrettissimo arco di tempo la costruzione del complesso per cui si era individuata – in sostanziale coerenza con le scelte urbanistiche che guidano in quel secolo le fondazioni degli ordini mendicanti – un’area del suburbio nord-orientale di Lucca, fra la Fratta e Tracchiassi, cui la presenza di una vicina postierla nelle mura da poco completate – la postierla della Fratta, riemersa nel 1989 sotto Palazzo Bocella – assicurava, ai primi del Duecento, le prospettive di sviluppo già delineate dalla genesi di un borgo subito fuori la Fratta, e dall’impianto di fornaci per laterizi. In Tracchiassi queste potevano combinare un facile accesso alla materia prima (l’argilla) con il rispetto delle normative urbanistiche che prescrivevano la collocazione extraurbana di un’attività artigianale straordinariamente rischiosa nelle città medievali.

Completavano questo paesaggio suburbano in vertiginosa trasformazione le aree agricole – soprattutto orti, talora assistiti da insediamenti – che compaiono nei documenti, e hanno lasciato traccia, nello scavo, con il sistema di fosse che manteneva le partizioni agrarie d’età romana, tenue immagine degli orti sui quali, con la donazione di Perfetto del fu Graziano, il 10 aprile del 1228, prese avvio la fondazione francescana.

La continuità nell’uso di fosse d’impianto romano sino al Medioevo (Fase I) è forse la dimostrazione più convincente della solidità dell’assetto dato dalla centuriazione d’età augustea alla Piana di Lucca, almeno nelle aree contigue alla città, in cui la dialettica fra eventi ambientali avversi e intervento antropico vedeva di norma la prevalenza del secondo.

L’organicità progettuale della fondazione francescana (Fase II A: fig. 2 A) appare già dai livellamenti con cui si provvide a regolarizzare i piani di campagna ortivi, seppellendovi anche il bacino con labbro svasato, emerso pressoché integro proprio nel fossato 161 (162: fig. 3); il tipo è fortunato a lungo nel Basso Medioevo, ma in particolare nella prima metà del Duecento. Anche il frammento di ceramica di produzione ‘siro-egiziana’, dall’esteso livellamento 374=417 (fig. 4) trova, paradossalmente, proprio in questo dato il più solido riferimento cronologico.

Sul piano di vita così ottenuto si edifica il complesso di cui lo scavo ha messo in luce il settore nord-orientale.

La rapidità della costruzione è esaltata dalla coerenza del tessuto murario, che per le fondazioni applica con compiuta maturità la tecnica, di tradizione altomedievale, del ciottolo disposto su filari regolari, tendenzialmente a spinapesce; i laterizi sono messi in opera negli spigoli, comodo sostituto della pietra di cava sbozzata impiegata nelle redazioni alto- e basso-medievali di questa peculiare tecnica struttiva (fig. 5).

Per gli elevati si ricorre ancora ai ciottoli, rivestiti dagli intonaci, a tratti superstiti, ma sembra dominante l’impiego del laterizio, testimoniato dagli elevati attribuibili a questa fase, come le strutture 452-460 (fig. 6).

Il loro nitore – comparabile, anche per le soluzioni adottate nelle ghiere, a quello dell’ordito murario della chiesa conventuale – assicura che l’economicità della tecnica del ciottolo e la contiguità a fornaci di laterizi assecondarono la costruzione del complesso francescano con la tempestività e nelle dimensioni testimoniate dallo scavo, senza pregiudizio della qualità, anche negli ambienti propriamente ‘funzionali’. Se manca qualsiasi indicazione sul ruolo degli ambienti esplorati, è infatti evidente che il primo complesso conventuale aveva – almeno a settentrione e a oriente – uno sviluppo sostanzialmente non dissimile da quello conservato fino ai giorni nostri; allo spigolo nord-orientale vi si attestava il sottile ‘dente’ aggettante dal filo della parete settentrionale, accessibile dal chiostro attraverso la porta aperta nella parete 460 e ‘assistito’, ad est, dal selciato 137.

Come si è accennato, la sequenza di trasformazioni di questo settore del convento è la testimonianza più efficace della crescita dell’istituzione francescana in Lucca, ripetendo un modello di formazione dei complessi degli ordini mendicanti – e in particolare francescani – nel corso del Duecento, che si è più volte proposto

Sono i materiali restituiti dalle sedimentazioni che assecondano, con la crescita dei piani di vita e pavimentali, la rimodulazione del lato settentrionale (Fase II B: fig. 2 B), a fissare in un arco di tempo prossimo a quello della fondazione la regolarizzazione del ‘dente’ tracciato dalle strutture 25-113-30, con l’articolazione di due nuovi vani, chiusi dalla struttura 462; il meridionale viene dotato di una pavimentazione in battuto integrato da polvere e schegge di laterizi (57A), la cui preparazione (133) restituisce un organico complesso di maiolica arcaica, integrata da un frammento di scodella in protomaiolica, collocabile nei decenni centrali del XIII secolo.