LA ROCCA DI CAMPORGIANO
NEL PRIMO RINASCIMENTO

 
 

Sono gli anni fra 1460 e 1480-90 quelli in cui la Rocca di Camporgiano acquisì l’aspetto attuale, con il complesso degli anni di Borso e resti della struttura medievale divenuti ‘cuore’ di una poderosa struttura fortificata che dilatava la guglia rocciosa in una possente piattaforma d’impianto trapezoidale, culminante da un lato nella roccia e nella torre quadrata che vi spiccava, dall’altro attestata in due torrioni con altissima e ripida scarpa, coronata da beccatelli. Dalle fonti documentarie del tardo Quattrocento traspare che un terzo torrione era in progetto nel decennio conclusivo del secolo, e l’ordito del tessuto murario in corrispondenza dell’innesto al pinnacolo roccioso avalla questa indicazione. Fu forse per la mutata temperie storica che la rocca non venne mai completata, con il consolidamento definitivo della signoria estense nell’Alta Valle degli ultimi anni del Quattrocento.

Anche nell’aspetto appena ‘incompiuto’, la rocca di Camporgiano si pone tuttavia nella fase culminante della trasformazione dei temi e dei tipi di fortificazione che è oggi possibile tracciare anche negli intricati scenari della Valle del Serchio del XV secolo.

È scoperta degli scavi condotti nel 2006 nella Rocca di Villa Basilica la datazione del torrione che rinnovò drasticamente l’aspetto della fortificazione in età successiva al Trecento, e, con ogni probabilità, negli anni successivi al 1442, che videro Lucca, dopo il trauma della guerra con Firenze e della perdita di Montecarlo, impegnata a ridisegnare il sistema di difesa del suo confine più esposto all’attacco fiorentino.

Ad un accurato studio di Carlo Armati, presentato negli atti del convegno dedicato nel 2002 a Francesco di Giorgio Martini, si deve la recensione della fortuna della lezione martiniana in Toscana e a Lucca. Se l’Armati coglie suggestioni martiniane nel rinnovamento dell’apparato difensivo di Castiglione di Garfagnana (pur se qualche dubbio è lecito sulla datazione tardoquattrocentesca dei torrioni che si innervano sulle mura), o nei torrioni con i quali intorno al 1514 si consolidarono le mura medievali di Lucca, apprezzabili nell’aspetto esterno anche in una miniatura coeva, sembra però che nel versante lucchese il rinnovamento si limiti alle esperienze dei decenni centrali del Quattrocento che nei territori estensi sono attestate alla Rocca Tonda; è esemplare, a questo proposito, l’aspetto del complesso del Bargiglio, come può essere valutato nelle iconografie seicentesche, con il torrione-faro (per l’uso come centrale di segnalazione) protetto da un procinto, se questa è la veste assunta con i lavori datati su base documentaria, come segnala il Bratchel, al 1468.

Decisamente più efficaci sono i modelli martiniani, come appaiono limpidamente a Mondavio, nei torrioni della rocca di Camporgiano, completata da un apparato a sporgere di tradizione medievale, con i beccatelli per la cui costruzione si fa ricorso anche ad un limitato apporto del laterizio, per le archeggiature, in un contesto dominato dal ricorso ad un paramento lapideo cui è estranea la ricerca di regolarità nei corsi, o di omogeneità del tipo litico da impiegare: solidità della struttura, imponenza, efficacia poliorcetica, di fronte al progresso nelle armi da fuoco, dei torrioni angolari, si dovevano tuttavia concertare – come d’altronde accade nei modelli di Francesco di Giorgio – con un ‘cuore’ di tradizione medievale, esaltato dal mastio, e presto destinato a scomparire perché divenuto, da elemento cruciale dell’apparato difensivo, prezioso punto di riferimento per l’artiglieria da demolizione.