LA ROCCA DI CAMPORGIANO
NEL PRIMO RINASCIMENTO

 
 

Ad un livello più alto, consono all’estrazione sociale dei castellani, si pongono gli spettacolari capi di graffita ‘prerinascimentale, o ‘a stecca con fondo ribassato’, e ‘rinascimentale’, con cui i maestri di Ferrara e della graffita padana acquistano una posizione di rilievo nel pur ricco panorama delle ceramiche italiane del tardo Quattrocento.

Il boccale con medaglioni che alternano il tema dell’uccellino alla figura femminile personificazione della Fortezza – come indica la colonna che tiene in braccio, un’allegoria cara al repertorio ferrarese – o la lacunosa coppa con un indefinibile tema figurativo entro la foglia polilobata peculiare della ‘graffita prerinascimentale’ testimoniano che negli anni intorno al 1470-1480 a Camporgiano arrivavano non solo le corsive produzioni ‘arcaiche’, ma anche i prodotti delle officine che elaborano un organico repertorio di sistemi decorativi, abbinati ad un vasto campionario di soggetti acquisiti, come già segnalavano i primi studiosi delle ceramiche ferraresi, dai temi aulici che ispirano la scuola pittorica degli anni di Borso e di Ercole d’Este.

La ‘graffita rinascimentale’ è – in buona sostanza – l’evoluzione di questa classe nei decenni finali del secolo, quando il livello delle acquisizioni ceramiche a Camporgiano non muta: il frammento di tondo di boccale con la ‘coniglia gravida’ su sfondo puntinato, o lo stesso soggetto, caro alla simbolica ‘amatoria’ della ceramica ferrarese, nel tondo di una forma aperta, segnalano l’assoluto parallelismo nei consumi ceramici fra Camporgiano e Verrucole, in un’omologazione culturale che fa dei funzionari estensi in Garfagnana i fortunati propagatori al di là dell’Appenino di stili ceramici che godranno di successo anche a Lucca e – in misura minore – nella Toscana settentrionale.

La forma aperta baccellata, decorata sul fondo esterno dell’allegorico soggetto della coniglia gravida, e all’interno di un unicorno retrospiciente, simbolo della fedeltà, esprime al meglio le cifre che il mondo ‘cortese’ degli amministratori estensi voleva portare sulle mense, così come il grande bacino decorato all’esterno di una sequenza di medaglioni, all’interno con una figura resa illeggibile dalla lacuna, sullo sfondo di un ‘padiglione’ di cui resta appena la parte inferiore del tendaggio.