I PAESAGGI DELLA VALDERA

DAL MEDIOEVO ALL’OTTOCENTO:

MATERIALI ARCHEOLOGICI

 
 

«Sebastiano Becherini delle colline di Pisa espone che un suo piccolo figliolo avendo ritrovato nel Comune di Crespina un vasetto entrovi poche monete antiche una d’oro e l’altre d’argento furono depositate nel Tribunale di Livorno ...

– una moneta d’oro di Luigi XII di Francia n. 21 monete d’argento di peso in tutte once una d. 10 e gr. 6 [42 g circa] di Lucca di dugento cinquanta anni fa incirca quasi tutte differenti per alcune armette piccolissime degli zecchieri n.° 15 di Firenze differenti per le dette armi n.° 3 di Bologna n. 3

– N. 17 più piccole pesano in tutto denari 13 gr. 4 [17 g circa] cioè di Lucca n. 3 di Siena n. 1 e del Tirolo n. 13.

In fede Pietro Bastianelli mano propria».

Un fascicolo dell’archivio degli Uffizi

salva la memoria del ritrovamento di un gruzzolo nascosto nella campagna di Crespina ai primi del Cinquecento – stando al solo dato cronologico utilizzabile, fornito dalla moneta di Luigi XII (1498-1515) – con il quale si apre, nel secolo che vede la Valdera e le Colline Pisane al centro degli interessi di antiquari come il Targioni Tozzetti e il Mariti, anche la pagina dell’archeologia d’età moderna in questo lembo di Toscana.

La segnalazione del ritrovamento di Crespina è uno dei molti, positivi effetti delle disposizioni del rescritto granducale emanato il 21 agosto 1750, a chiusura del contenzioso suscitato dal ‘tesoro di San Miniato’, avventurosamente ritrovato due anni prima. Con questo, si decretava l’obbligo di segnalazione delle scoperte ‘archeologiche’ e si disciplinavano le quote parte di spettanza ‘pubblica’ e privata dei ‘tesori’ rinvenuti, avocando al fisco un terzo del complesso, riconoscendo gli altri due terzi rispettivamente al rivenitore e al proprietario del fondo; l’equanimità della disciplina sui ritrovamenti determinò, in effetti, un consistente incremento nella segnalazione dei rinvenimenti archeologici, fino alla nuova normativa del 1780, che produsse una completa ‘liberalizzazione’ delle ricerche archeologiche nel territorio granducale.
Si deve ritenere solo casuale, quindi, la sostanziale coincidenza cronologica fra l’attenzione al contesto rinascimentale di Crespina – trattato ancora come ‘tesoro’ – e l’interesse che gli antiquari che percorrono la Valdera dilatano dalle antichità etrusche sino a quelle medievali, fornendo una massa di materiali preziosa anche per la ricostruzione di monumenti medievali perduti o fortemente degradati.
Il possibile frammento di storia delle colline pisane proposto dal ripostiglio ‘Crespina, 1774’ aggiunge una scheggia ‘di colore’ ai paesaggi descritti dalle pagine del Mariti – oggi finalmente accessibili anche a stampa – con la storia di chi affidò alla terra di Crespina il suo piccolo patrimonio forse negli ultimi anni dell’insurrezione di Pisa (1494-1509). Il collegamento fra i drammatici eventi di quegli anni, con le conseguenze che l’assedio di Pisa ebbe anche sul territorio, e i fatti che portarono al mancato recupero del gruzzolo rimane tuttavia una mera ipotesi, tanto più che la sommaria elencazione disponibile non consente di avventurarsi in valutazioni sul complesso di monete, in cui solo è evidente la cospicua presenza di grossi lucchesi – stando al peso medio di 2 g circa delle 21 monete d’argento di dimensioni maggiori
 – e delle coniazioni tirolesi, forse kreuzer di Sigismondo.
La ‘storia parallela’ dell’indagine sulla Valdera d’età classica – etrusca e romana – e medievale continua nell’Ottocento e per gran parte del Novecento, quando alla drammatica eclisse dell’interesse per le antichità del territorio corrisponde (si direbbe per naturale conseguenza) anche un’estenuata attenzione ai monumenti medievali, alcuni dei quali subiscono proprio in questi decenni gravissime trasformazioni.
Occorre attendere la genesi del volontariato archeologico, negli anni Settanta del Novecento, per vedere di nuovo un’appassionata investigazione delle tracce del passato anche sulle colline e nelle pianure della Valdera, mentre dal riesame delle carte settecentesche e dai riscontri sul territorio nasceva un nuovo capitolo della ricerca etruscologica, ancora partendo dai ‘cippi acheruntici’ che tanta passione avevano suscitato nel Settecento. Il Gruppo Archeologico del Valdarno Inferiore, da Castelfranco di Sotto, percorre sistematicamente quel lembo di Valdera che fa da cerniera con il Valdarno, scoprendo le tracce degli infiniti insediamenti abbandonati nella crisi della seconda metà del Trecento, e – con una capillare ricognizione nelle discariche delle coloniche allora da poco abbandonate – del lento processo di rioccupazione, dall’appoderamento tardomedievale fino a quello del Settecento.
L’entusiasmo per le tombe etrusche si coniuga a quello per i castelli anche nell’attività del Gruppo ‘Tectiana’, che dalla metà degli anni Novanta fa della Valdera uno dei più vitali teatri dell’impegno del volontariato archeologico nell’intera Italia. La tumultuosa attenzione per tutte le vestigia del passato, sino alle testimonianze orali che sole ne fanno talora baluginare le estreme tracce, è disciplinata – anche per impulso di Stefano Bruni, attivissimo funzionario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana – dal rigore scientifico nell’analisi della documentazione disponibile e dalla finezza di metodo con cui vengono condotte le attività di scavo affidate alla passione del volontariato o, nel caso di atti di tutela, agli archeologi medievisti che la scuola di Pisa mette a disposizione del territorio.
L’indagine può così compiere un vero e proprio ‘salto di qualità’, passando dalla valutazione dei singoli contesti – come nei casi esemplari di Alica e di Villa Saletta, inseriti in una sequenza avviata dalla memorabile giornata di studi di Palaia, del 1999 – alla sistematica indagine sui castelli della Valdera dovuta all’Alberti, per giungere infine, nel decennio che si sta esaurendo, alla ricostruzione dei paesaggi in cui gli insediamenti medievali e rinascimentali si stagliano, e della loro metamorfosi sino alle soglie del secolo appena concluso.

(da:
Giulio Ciampoltrini – Marcello Cosci – Consuelo Spataro

I paesaggi di Peccioli e della Valdera
dal Medioevo all’Ottocento
tra scavo e ricerca aerofotografica)


http://www.segnidellauser.it/paesaggimedievalidellavaldera/ASPETTI_DELLA_RICERCA_DAL_SETTECENTO_AI_GIORNI_NOSTRI.html
http://www.segnidellauser.it/paesaggimedievalidellavaldera/I_PAESAGGI_DALTURA_TRA_MEDIOEVO_E_RINASCIMENTO.html
http://www.segnidellauser.it/paesaggimedievalidellavaldera/I_PAESAGGI_DI_PIANURA.html

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