MUNERE MORTIS

COMPLESSI TOMBALI D’EtÀ ROMANA

NEL TERRITORIO DI LUCCA
 
 

Dati di scavo, dagli anni Trenta del Novecento, come con la tombe emersa a Montespertoli, fino ai recuperi dei giorni nostri (è indicativo il piccolo sepolcreto dei Fabbri di Pontedera, nel territorio di Volterra), propongono la particolare variante dell’incinerazione diffusa nell’Etruria settentrionale ancora nell’avanzato II secolo d.C., quando ormai si sta affermando la pratica dell’inumazione: una parte, probabilmente simbolica, dei resti del rogo, con una dotazione di ceramiche, vetri (impiegati come contenitori di sostanze profumate), lucerne, viene affidata alla terra, provvista o meno di una protezione che, come nel caso dei Fabbri, è formata da tegole.

Ai Fabbri la sequenza di immagini della varie fasi dello scavo ha consentito di riconoscere le varie fasi della deposizione dei resti del rogo, cui si associava la dotazione di una brocchetta e di due unguentari  in vetro colorato, che datano la tomba ai primi decenni del I secolo d.C.