LE GROTTE DELLE NINFE:

INSEDIAMENTI E CULTI

NELLA GARFAGNANA TARDOANTICA

 
 

L’Abundantia di Volcascio e l’evidenza della Buca della Piella permettono di concludere ritornando alla proposta di Luigi Tondo sulla Grotta dei Cinghiali, un possibile ‘antro delle Ninfe’ tardoantico in cui si perpetuava il culto delle forze della natura che trovava nelle figure femminili delle grotte il punto di riferimento.

Le monete restituite dall’attività di ricerca continuata nella grotta anche dopo i saggi del 1980 confermano la consistenza e la cronologia della frequentazione della grotta, intensa soprattutto fra la seconda metà del IV e la prima metà del V secolo, e potrebbero concedere una chiave di lettura anche per altri oggetti metallici d’età romana recuperati nella Grotta.

Il pendente a forma di anfora – un diffuso terminale di cintura tardoantica che trova una illustrazione nel Buon Pastore dall’abito singolare di Aquileia – in effetti potrebbe essere semplicemente stato perduto. Più difficile però è proporre un’ipotesi simile per un frammento di portasigilli, riconducibile al tipo assegnato alla media età imperiale nella recente analisi di questa particolarissima classe di oggetti usati per accogliere i sigilli ‘di garanzia’ della corrispondenza, dovuta alla Bessi. Anche se i due esemplari – uno integro, l’altro frammentario – dalla Piana di Lucca confermano la diffusione e l’impiego relativamente vasto di questa classe, e le vie che attraversavano la Garfagnana potevano vederne la diffusione, non è da escludere l’ipotesi che il frammento di portasigilli sia finito nella Grotta dei Cinghiali solo per il suo valore in metallo, in alternativa al bronzo coniato, e non con un plico della corrispondenza.

Naturalmente la proposta deve essere valutata con prudenza, anche perché la grotta continuò ad essere frequentata a lungo: l’amo da pesca, forse d’età romana, e i bottoni del tardo Medioevo mostrano l’eterogeneità dei materiali che possono finire confusi nelle frequentazioni delle grotte, le cui stratificazioni sono soggette a continue manomissioni.

I materiali ceramici dei recuperi degli anni Ottanta, tuttavia, confermano che la fase di massima vitalità della grotta deve essere posta fra l’avanzato IV e i primi del V secolo d.C., facendo di questo antro, per l’età teodosiana, il corrispondente della Buca della Piella della seconda metà del III secolo. Non mancano, tuttavia, minuti frammenti di terra sigillata italica e a pareti sottili che dimostrano una frequentazione, forse episodica, della grotta sin dalla prima età imperiale

Le ceramiche fanno della Grotta dei Cinghiali il parallelo dell’abitato di Volcascio. Si può osservare – come a Volcascio – la presenza di sigillata africana, con frammenti pertinenti ad una scodella di forma Hayes 50 B, della seconda metà del IV secolo, con decorazione stampigliata, che alterna sul fondo, entro due cerchi concentrici incisi, il motivo a cerchi decorati Hayes 86 (= stampo Atlante 51) e il motivo a volute Hayes 103 (= stampo Atlante 78), sin qui noto solo da redazioni frammentarie.

Le produzioni figuline compaiono con scodelle emisferiche con labbro pendulo, di regola coperte da una vernice rossa, con la quale si ottengono anche semplici sistemi decorativi, applicati anche su forme chiuse, a dimostrazione dell’omogeneità dei sistemi ceramici dell’intero territorio lucchese. Anche gli impasti, attestati soprattutto da olle ovoidi con breve labbro svasato, modanato e provvisto di risegae dai relativi coperchi sono attribuibili alle officine che riforniscono Volcascio, e non dissimili da quelli in uso in città.

Rispetto a un contesto urbano come quello di Palazzo Fatinelli di Lucca, ben datato allo scorcio finale del IV secolo dall’associazione con monete, la componente ‘da mensa’ dominante nella Grotta del Cinghiale potrebbe tradire la pratica di offerte alimentari nei rituali, se si volesse preferire l’ipotesi esclusivamente cultuale nella frequentazione dell’antro; oppure rivelare che, come nella Buca della Piella, ruolo di culto e di luogo di riparo convivevano, motivandosi reciprocamente.