EDILIZIA RURALE ETRUSCA

FRA VI E V SECOLO A.C.

 
 

Il distretto dell’Etruria nord-occidentale interna che è ormai concordemente attribuito alla chora di Pisa è stato oggetto, negli ultimi anni, di una serie di interventi di scavo che hanno permesso di completare la ricostruzione del sistema degli insediamenti d’età arcaica e classica (VI-V secolo a.C.) proposta nei primi anni Novanta del secolo scorso per la Valle del Serchio, dalla Garfagnana alla Piana di Lucca.

Fra 2003 e 2006, infatti, le indagini sul sito d’altura di Montacchita di Palaia, nella Bassa Valdera, e alle Melorie di Ponsacco, compreso in senso stretto nel Valdarno, hanno offerto la possibilità di comparare e verificare i dati acquisiti nella Piana di Lucca con quelli di un ambito territoriale particolarmente contiguo al centro cittadino egemone.

Grazie anche alla ricostruzione dei sistemi idrografici sepolti, con l’individuazione di paleoalvei sia dell’Auser/Serchio – nella Piana di Lucca – che dell’Arno, con l’indagine sulle fotografie aeree e da satellite, i fiumi si sono dimostrati i catalizzatori del sistema di insediamenti: fra VI e V secolo a.C. gli abitati tendono infatti a concentrarsi sugli alti dossi fluviali. Il dato era emerso già nella Piana di Lucca, e le nuove immagini satellitari, elaborate da Marcello Cosci, hanno solo potuto confermarlo, mentre l’individuazione di un ramo sepolto dell’Arno, nella pianura sulla sinistra del fiume, che da Pontedera doveva giungere direttamente al mare (o alle lagune costiere) nell’area che è oggi di Livorno, ha permesso di dare coerenza al pulviscolo di abitati che la ricerca di superficie aveva individuato nel Valdarno Inferiore pisano. Il corso meandriforme con cui l’Arno si biforcava all’altezza di Pontedera, evidente in fotografie aeree degli anni Cinquanta del secolo scorso, sottoposte ad opportuno trattamento per esaltazione dei contrasti, e in vedute satellitari è in effetti l’asse portante di gran parte degli abitati del VI-V secolo a.C., che sino a quel momento sembravano dispersi nella pianura.

La rete di insediamenti planiziali è integrata, nel Valdarno Inferiore pisano e nella Valdera, come nella Piana di Lucca e nella Media e Alta Valle del Serchio, da insediamenti d’altura, che tendono di preferenza a disporsi sulla sommità dei rilievi che orlano il fondovalle, in una sequenza parallela a quella tracciata dagli abitati perifluviali; come nella Piana di Lucca, anche in Valdera la nascita degli abitati d’altura connota in particolare i decenni che vanno dalla fine del VI ai primi del V secolo a.C.

Un’eccezione, in questo senso, è offerta dall’insediamento dislocato sui fianchi di un rilievo dominante, a Montacchita di Palaia, di cui sono state esplorate fra 2003 e 2004 due unità insediative, frequentate la prima (‘capanna A’) dallo scorcio finale del VII secolo e per i primi decenni del VI; la seconda (‘capanna B’) nei decenni finali del VI, e per parte del V secolo. I due nuclei, integrandosi con l’abitato posto sulla sommità del rilievo – punto dominante della Bassa Valdera – individuato negli anni Settanta del secolo scorso, permettono di ricomporre un vero e proprio villaggio, di cui lo scavo ha lasciato almeno intuire la complessa dinamica, anche per il possibile ruolo svolto al limite fra le aree d’influenza di Pisa e di Volterra. 

L’ampia disamina edita esime da un’analisi particolareggiata delle vicende dell’abitato arcaico di Montacchita: il tipo edilizio applicato nelle due unità scavate è riconoscibile con diverso nitore a causa dello stato di conservazione parziale delle stratificazioni, ma prevede in entrambi i casi un ambiente centrale sub-circolare, probabilmente conservando le tradizioni dell’Età del Ferro, concretamente attestate in questo tratto dell’Etruria nord-occidentale nell’abitato del Chiarone di Capannori, nella Piana di Lucca. La ‘capanna A’, in particolare, nel rispetto rigoroso del costume villanoviano, è completata dal vestibolo quadrangolare, disposto sul piano di campagna (A), da cui si accede all’ambiente sub-circolare, sottoscavato in un vero e proprio ‘fondo di capanna’ (B); la copertura è affidata ad un solo palo portante, disposto in posizione centrale (C).

Si è sottolineata la parentela di questo schema con la planimetria delle tholoi del territorio volterrano – Casaglia e Casale – e, di conseguenza, si è avanzata la proposta che nell’Etruria nord-occidentale della fine del VII e dei primi del VI secolo a.C. esso non conservasse solo la valenza sacrale che lo faceva adottare per le dimore dei morti, ma mantenesse ancora una concreta funzionalità per gli insediamenti.

In effetti, ancora intorno alla metà del VI secolo a.C. ‘capanne’ di planimetria subcircolare o ellittica si alternano nel vasto distretto pisano che va dal Valdarno alla Garfagnana a strutture di pianta quadrangolare; le prime e le seconde, quando lo scavo ha ottenuto un respiro adeguato, sembrano completate ancora da un vestibolo. L’attestazione più significativa di questo secondo tipo è ancora quella offerta dal nucleo centrale dell’insediamento di Piari, nell’Alta Valle del Serchio, forse eretto da ‘pionieri’ che sfruttavano le selve apuane per la lavorazione della pece; ancora una volta, è da segnalare la parentela fra case dei vivi e case dei morti, come risalta dal confronto della planimetria del complesso di Piari con quella – per limitarsi all’ambito dell’Etruria settentrionale – della tomba dei Boschetti di Comeana, proposta già al momento dell’edizione dello scavo.