EDILIZIA RURALE ETRUSCA

FRA VI E V SECOLO A.C.

 
 

Il tipo ‘palaziale’, a qualche decennio dalla sua formazione e fortuna nell’Etruria meridionale, si sarebbe dunque progressivamente diffuso anche nelle campagne dell’Etruria settentrionale, probabilmente per la sua capacità di modularsi in funzione delle esigenze di insediamenti in cui la componente residenziale si intreccia con un ruolo produttivo che può non essere solo agricolo. Anche nella Fase II delle Melorie, in effetti, è documentata l’attività tessile, con una variegata tipologia di pesi parellelepipedi, prismatici, troncoconici, in un contesto ‘mercantile’ che trova una singolare spia in un peso in serpentino, e di diffusa alfabetizzazione, la cui traccia più evidente è nel graffito aev su una forma ‘nella tradizione del bucchero’, facilmente interpretabile come parte iniziale della serie alfabetica secondo le norme ortografiche settentrionali, in una redazione anteriore all’affermazione della scrittura corsivizzante nell’estrema Etruria settentrionale. Nella polivalenza dei ruoli dell’edificio poteva ricadere anche il culto domestico, dimostrato dai bronzetti ‘tipo Castelvenere’ ritrovati a ridosso dell’edificio.

La compresenza del tipo ‘di tradizione palaziale’ e di altri modelli di edificio, in effetti, induce a sospettare per il primo un ruolo peculiare.

Nello stesso villaggio di Tempagnano, probabilmente fondato secondo il modello urbanistico guidato da una via selciata con una massicciata di ciottoli e frammenti laterizi, al’edificio rettangolare del Saggio C si alternava una struttura (Saggio A) ricomponibile sulla scorta di una sequenza di alloggiamenti di palo che disegnano un ambiente quadrangolare provvisto di un portico. Come ben si vede, si tratta di una fedele ripezione, sullo scorcio finale del secolo, del tipo di struttura interamente in legno documentato qualche decennio prima a Fossa 2 di Bientina; anche al Chiarone di Capannori, nello stesso volgere di tempo, l’unità insediativa è interamente in legno, scandita in un ambiente rettangolare affidato a due sequenze di tre pali portanti in legno, e in annessi esterni dei quali si è tentata una ricostruzione. In un contesto stratigrafico decisamente meno limpido, anche il complesso tardoarcaico sondato alla Murella di Castelnuovo di Garfagnana fra 2004 e 2005, sembra applicare lo stesso modello, stando almeno al ‘fondo di capanna’ subquadrangolare che ne doveva formare il cuore.