CULTI ETRUSCHI

IN GARFAGNANA

 
 

Se queste rimangono comunque le proposte più convicenti per motivare la fortuna dell’insediamento etrusco in Garfagnana, la sua organica consistenza ha trovato, fra 2004 e 2005, una risolutiva dimostrazione nell’area della Murella di Castelnuovo di Garfagnana.

I terazzi alla confluenza tra Serchio e Esarulo, che già avevano fornito indizi di un insediamento etrusco, sono stati sottoposti ad una sistematica ricognizione, agevolata anche dai lavori agricoli che avevano reso leggibili aree a lungo rimaste a prato, e, infine, ad una campagna di scavo condotta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

Lo scavo, in particolare, ha interessato un’area che ha permesso di cogliere, quasi nella sua completezza, una unità insediativa.

Sepolto e livellato da un tipico strato di frequentazione antropico, con terra annerita dalla componente organica (9), residui del disfacimento di strutture lignee o straminee, ceramiche, è apparso un tipico ‘fondo di capanna’ (8), grossolanamente quadrato, inciso nel suolo di base, davanti al quale si doveva aprire un’area livellata destinata alle varie attività dell’insediamento, e, in particolare, ad accogliere il focolare.

In questo punto è stata messa in luce dallo scavo una zappa di ferro, in apparenza deposta intenzionalmente, forse con uno dei rituali di fondazione che vengono individuati o almeno ipotizzati con crescente consistenza; per rimanere nell’ambito di questo angolo d’Etruria, sia a Fossa 2 di Bientina, che alle Melorie di Ponsacco e a Montacchita nella Bassa Valdera, prove e indizi di rituali di fondazione legati alla costruzione di capanne o edifici, tra metà del VI e metà del V secolo a.C., sono ormai solidamente acquisitei.

La zappa in ferro, quindi, potrebbe essere stata sepolta o dopo essere stata utilizzata per definire l’area dell’abitato, e scavare il fondo di capanna – una versione ‘in scala’ dell’aratro di Romolo – o per il suo valore intrinseco, che non doveva essere modesto. Proprio questa valutazione, d’altro canto, rende poco plausibile l’ipotesi che l’oggetto sia stato semplicemente perduto o schiacciato, come i frammenti ceramici, nei livellamenti di base.

La consistenza dei materiali ceramici è tale da definire minutamente l’arco di tempo in cui visse la capanna. Una rapida rassegna sarà più che sufficiente, anche in considerazione del fatto che gli scriventi hanno gà messo a disposizione i risultati dello scavo.

Ai minutissimi frammenti di ceramica attica si aggiungono le estreme produzioni del bucchero nero, con una kylix databile intorno al 520 a.C., e frammenti di ceramica etrusca a vernice nera, per segnare al 520 circa e al 450 a.C. i termini estremi di vita della capanna.

Coerente con questi orizzonti cronologici è la massa di ceramiche fini, prodotte nella pasta ‘nella tradizione del bucchero’ peculiare del territorio di Pisa, e in particolare il piattello finito nei livelli di base del fondo di capanna, databile appunto non prima degli anni intorno al 520-500, come hanno recentemente confermato le sequenze stratigrafiche dell’abitato delle Melorie di Ponsacco.

Le massicce presenze di ceramiche fini – come nei contemporanei abitati dell’Etruria nord-occidentale – indicano che l’insediamento della Murella è compiutamente inserito in questo ambito culturale, pur se il suo relativo isolamento poté forse indurre anche l’attivazione di botteghe locali. Potrebbe esser questo il caso di produzioni negli impasti con inclusi microclastici, in qualche caso ben distinguibili da quelle del resto del territorio, in altri perfettamente identiche.

Oltre alle ceramiche attiche, un indice significativo della rete itineraria in cui si pone l’abitato della Murella è dato, nell’evidenza dei materiali, dalla presenza di anfore vinarie. Ai tipi etruschi si aggiungono frammenti di anfore greco-occidentali, prodotte a Marsiglia o in colonie focesi, e un frammento di anfora greco-orientale, probabilmente di Mileto, che conserva parte di un graffito, forse mercantile. Graffiti e contrassegni, comuni alla Murella come nei coevi abitati della Piana di Lucca e del Valdarno Inferiore o della Versilia, dimostrano infatti la componente commerciale dell’abitato.