CASTELFRANCO DI SOTTO

FRA CINQUECENTO E SETTECENTO

UN ITINERARIO ARCHEOLOGICO

 
 

I morti vengono accompagnati nell’estremo riposo dalla veste, e dai segni della devozione religiosa.

Fibbie, bottoni, resti di applicazioni in filo di metallo sono quanto resta di solito dell’abbigliamento, mentre sono decisamente più consistenti i segni archeologici della religiosità. Il rosario, in particolare, è – come del resto spesso ancora oggi – il compagno del defunto nella tomba: grani di rosario in pasta di vetro o in legno, legati dal filo di bronzo, sono una delle più comuni restituzioni delle ‘sepolture murate’, assieme ai crocifissi interamente fusi in bronzo o formati da un Cristo in bronzo su croce in legno che li completavano, assieme alle medaglie devozionali.

Queste, dopo aver avuto a lungo un interesse marginale, e solo antiquariale, stanno rivelando, con le crescenti restituzioni archeologiche, un singolare interesse come indice delle forme della devozione popolare tra Seicento e Ottocento.

Le medaglie devozionali di Santa Chiara, in particolare, riflettono culti e devozioni particolarmente popolari fra le metà del Seicento e il Settecento.

Una medaglia giubilare, coniata per l’Anno Santo del 1625, conserva il ricordo della recentissima santificazione dell’ascetico cardinale di Milano, San Carlo Borromeo, avvenuta nel 1610.

Santi amati a Castelfranco sono ovviamente i Santi Pietro e Paolo giustapposti su una medaglia stilisticamente vicina a coniazioni per l’Anno Santo del 1725; la presenza di due istituzioni di monache agostiniane in Castelfranco può aver favorito l’acquisizione della medaglia, se sull’altra faccia compare uno splendido Sant’Agostino.

Accanto ai possibili ricordi dei viaggi giubilari a Roma, compaiono i segni delle forme più diffuse della religiosità popolare, come nella medaglietta con Cristo Salvator Mundi e la Vergine Mater Salvatoris, molto comune fra Seicento e Settecento, o nelle medaglie mariane, in particolar modo legate al culto di Loreto.

Particolare interesse può avere anche la medaglia con San Venanzio, un guerriero martire venerato a Camerino, nelle Marche, e poi anche a Roma, con la chiesa fondata da papa Clemente X dopo il 1670; sull’altro lato, senza iscrizione, compare il capo di Sant’Anastasio, monaco e martire venerato nell’Abbazia delle Tre Fontane, a Roma. Sant’Anastasio è invocato contro l’epilessia e gli attacchi del demonio; chi portò con sé nella tomba questa medaglia forse soffriva, nelle forme dell’‘indemoniamento’, dei ‘mali dell’anima’ (depressione o forme isteriche) che la società del Seicento e del Settecento stentava a capire.