CASTELFRANCO DI SOTTO

FRA CINQUECENTO E SETTECENTO

UN ITINERARIO ARCHEOLOGICO

 
 

Castelfranco era dotata sin dal Medioevo di due istituzioni conventuali, il monastero dei Santi Iacopo e Filippo – oggi fra Via Dante e Largo Carlo Alberto – femminile, agostiniano, fondato nel 1323, e Santa Maria Maddalena – ‘la Badia’, oggi dedicata ai caduti in guerra – che nel Cinquecento è tenuta dai Canonici Regolari di San Frediano di Lucca.

Anche gli Ordini monastici e conventuali condividono la passione araldica – l’equivalente del ‘logo’ dei nostri anni – affiggendo su altari e portoni l’insegna conventuale. In particolare, il cuore trafitto dello stemma agostiniano compare ancora in Largo Carlo Alberto, mentre in Via Roma un edificio conserva l’arme del monastero di Santa Cristiana a Santa Croce sull’Arno, che forse così segnalava la proprietà dell’immobile.

Nel corso del Seicento l’intreccio fra devozione religiosa e manifestazione del potere delle famiglie si riflette nella trasformazione e nell’abbellimento delle due antiche istituzioni, e anche nella fondazione di due nuovi conventi, entrambi femminili: San Matteo, affidato ancora alle monache agostiniane, nel 1634; Santa Chiara, francescano come la santa cui è dedicato, è istituito e iniziato a costruire nel 1632.

San Matteo sopravvive ancora nell’aspetto raggiunto con l’ultimazione dei lavori, fra la fine del Seicento e i primi del Settecento. La famiglia che ne promosse la costruzione è quella degli Albizi, fiorentini con vaste proprietà nelle Cerbaie, e legati da parentela con le massime famiglie castelfranchesi, in particolare i Pontanari; lo stemma degli Albizi, dominante sull’altar maggiore e nelle lapidi funerarie, è il ‘segno’ più vistoso della famiglia ‘patrona’ della fondazione monastica. A dotare la chiesa contribuiscono anche famiglie castelfranchesi, come i Guerrazzi, che pongono il loro stemma sulla base di un altare.

Il monastero di Santa Chiara è promosso soprattutto dai Pontanari: il loro stemma compariva sull’altare che, quando la chiesa completò una lunga parabola di declino con  la trasformazione in laboratorio calzaturiero, negli anni fra le due Guerre Mondiali, venne smontato e trasferito a Villa Campanile. La campagna di scavo condotta nel 1991 ha consentito di recuperare almeno le tracce della chiesa, integrando le descrizioni salvate dagli antiquari del Settecento.