ALTOPASCIO:

LO SPEDALE, IL CASTELLO, LA FATTORIA.

UNA STORIA ARCHEOLOGICA

 
 

Ospitale illud qui est constructo cum ecclesia situm in loco et finibus Cerbaria, ubi dictur al Tepascio: il documento del 1087 che segue la prima citazione – nel 1084 – dello spedale di Altopascio delinea al piede delle Cerbaie, dove scorre il Teupascio (il fiume che darà nome al sito), un paesaggio sul quale l’indagine archeologica permette di gettare uno sguardo emozionato, grazie all’appassionata e strenua opera condotta da Giuseppe Dal Canto per più di trenta anni nel centro storico di Altopascio. Pochi sono, in effetti, i dubbi che le fondazioni in ciottoli fluviali di un edificio ecclesiastico – come testimonia il minimo ma inequivocabile avanzo dell’abside – emerse nel 1988 a ridosso della parete settentrionale dell’odierna chiesa di Sant’Iacopo, debbano essere attribuite alla chiesa eretta sul finire del secolo XI, e dedicata – come appare già nel 1092 – a Sant’Egidio, Sant’Iacopo e San Cristoforo: hospitio illo quod est edificatum in loco et finibus Teupascio prope ecclesia S. Gilii et SS. Iacobi et Christofori.

Sant’Egidio, venerato in Linguadoca a Saint-Gilles-du-Gard sulla via di Santiago di Compostella; il santo stesso di Compostella; San Cristoforo, il protettore dei viandanti e dei punti di attraversamento delle acque: le dediche dell’oratorio tracciano il minuzioso identikit di una struttura ospitaliera eretta intorno ad una chiesa in un punto cruciale della via Francigena, in cui l’itinerario – completato l’attraversamento della piana di Lucca e superate, sotto la protezione di San Cristoforo, le acque del Teupascio (il Rio di Tassinaia) – si avviava nelle Cerbaie, mentre per chi muoveva nella direzione opposta evocava la grande via del pellegrinaggio che aveva una importante sosta intermedia nel santuario di Sant’Egidio, la conclusiva a Compostella.

La donazione dei Cadolingi, che nel 1096 corroborano la nascente istituzione, è l’indizio che può completare la rete itineraria di cui lo spedale dell’Altopascio segnava un nodo. Già dalla metà del secolo XI, dopo un lungo oblio o declino, appare ristrutturata la strata Lucense vel Pistorense che, ricalcando assai latamente l’antica via publica Luca Florentiam, raccordava alla via Francigena, proprio all’altezza di Altopascio, gli itinerari transappenninici che confluivano in Pistoia, pilotandoli verso il centro di potere cadolingio di Fucecchio. Se il singolare ritrovamento di un gruzzolo di monete dell’XI secolo coniate da zecche dell’Italia settentrionale (Pavia, Venezia) nell’area della pieve di San Pietro a Neure (Pieve a Nievole) è una spettacolare ‘spia’ archeologica di questo ritrovato sistema stradale, le sinergie fra Altopascio e Fucecchio – e in particolare fra spedale di Altopascio e ponte sull’Arno di Fucecchio – sembrano proporsi fin dagli anni della fondazione, sotto la benevolenza della famiglia comitale di Pistoia.


Lo spedale


Il dato archeologico sembra tacere, per un lungo periodo. Si direbbe che lo spedale avesse dimensioni e strutture proporzionate a quelle – modeste – della chiesa, tali da essere concentrate in una ristretta area sin qui non raggiunta dall’esplorazione, o travolte dall’esplosione edilizia, che le avrebbe rese del tutto inadeguate e non più recuperabili nel complesso cui si pose mano a partire dallo scorcio finale del secolo XII. Le macerie che finiscono nei livellamenti di base degli edifici duecenteschi – testimoniate in particolare nel saggio a nord dei granai (II.1) – certificano comunque che già nel XII secolo il complesso ospitaliero aveva edifici solidamente strutturati.

Allo stato attuale della leggibilità delle strutture, tuttavia, la fondazione favorita dai Cadolingi sembrerebbe aver atteso per quasi un secolo un’affermazione tale da garantirne la trasformazione monumentale. Si direbbe, in effetti, che solo con i riconoscimenti papali – Anastasio IV (1154), Alessandro III (1169), Innocenzo III (1189) – e soprattutto con la concessione della possibilità di ricevere le decime da parte del vescovo di Lucca Guglielmo, nel 1180, l’istituzione altopascina riuscì ad assicurarsi un flusso di risorse idoneo a permettere di potenziare ed esaltare il ruolo ospitaliero. In effetti, l’analisi dell’impianto architettonico e dell’apparato decorativo della chiesa ormai da tempo dedicata in maniera proritaria non più al santo di Linguadoca, in ombra rispetto a Sant’Iacopo, ne colloca la costruzione sullo scorcio finale del XII secolo; non lontana nel tempo sembra la realizzazione del lato settentrionale del complesso ospitaliero, finalmente riportato alla piena leggibilità in anni recenti, dopo un lungo degrado (fig. 3).

La scansione dei corpi di fabbrica che lo modulano è esaltata dalle diverse tecniche edilizie applicate:

– al centro, nell’elegante apparato laterizio assicurato da cantonali e assise di base in bozze lapidee di quarzite dei Monti Pisani, un edificio (A) sprovvisto di apparati militari, illuminato invece da generose finestrature il cui decoro è celebrato dalla fine cornice in laterizi modanati della doppia ghiera, sopravvissuti in un caso almeno;

– alla sequenza di fondazioni di questo si sovrappone, ad occidente, il paramento lapideo di un poderoso corpo di fabbrica (B) la cui destinazione è chiarita dalle aperture arciere che vi si modulano a cadenza regolare; le assise superiori, in laterizio, conservano le mensole in pietra dell’apparato ligneo ‘a sporgere’;

– a oriente, infine, si addossa al complesso A, poco arretrata dallo spigolo, una struttura interamente laterizia (C), ancora provvista di apprestamenti militari, in cui tuttavia le ripetute manomissioni, con trasformazioni del sistema di aperture e aggiunta di corpi di fabbrica aggettanti, permettono appena di leggere feritoie arciere e un apparato ligneo ‘a sporgere’, assicurato dalla sequenza di buche pontaie in corrispondenza di modanature laterizie che integrano lastre di ardesia.

Ricondotti all’impianto planimetrico di Altopascio attuale, i tre corpi di fabbrica si rivelano immediatamente corrispondenti a tre edifici distinti, seppure conglutinati in un complesso sostanzialmente unitario (tav. II): una struttura a pianta rettangolare, con spesse pareti laterizie (A), aperta a sud in una corte (A-1); il chiostro dello spedale, oggi Piazza degli Ospitalieri (B); la struttura che segna il prospetto settentrionale dell’attuale Piazza Garibaldi (C).

Con la lettura incrociata – alla luce delle fonti documentarie – delle sequenze struttive, delle tipologie e delle tecniche edilizie, del dato archeologico è possibile tentare di delineare genesi e scansione funzionale del complesso altopascino del Duecento.